Perché trasformare spazi anonimi o abbandonati in luoghi di comunità

Negli anni ’90 la dimensione della Comunità è stata posta al centro di un serrato confronto esperienziale e culturale.

Era una dimensione in forte crisi a fronte allo sgretolamento dei rapporti sociali, all’individualismo, alla solitudine, ai problemi delle periferie urbane, … problemi di allora?

Lo sono diventati ancor di più oggi con la crisi economica del 2008 che, come ci ricorda Mauro Magatti, è essenzialmente una crisi di valori, maturata negli anni precedenti e poi manifestatasi nei primi anni 2000 con il tracollo finanziario da cui non ne siamo ancora usciti …, ma non siamo ancora usciti, neppure dalle cause che l’hanno innescata.

La comunità è una dimensione che deve essere ripensata e riformulata sulla base di riflessioni che fanno riferimento a piani differenti che interagiscono nella vita delle persone e tra le persone (identità, relazioni, riferimenti spazio-temporali, progettualità, …). Senza idealizzare la comunità, essa stessa piena di contraddizioni, conflitti, prevaricazioni, …

Senza dimenticare che oggi non si è solo “comunità locale”, ma ognuno di noi grazie alla globalizzazione delle relazioni e delle possibilità di comunicazione in tempo reale (internet, smartphone, viaggi più facili) può vivere forti appartenenze a “comunità globali” con differenti identità culturali, professionali, ideali, … anche stando a migliaia di chilometri di distanza. Sia comunità che costruiscono comunità inclusive che comunità che costruiscono esclusione.

Occorre (ri)imparare a vivere e lavorare nella comunità. Non esiste una disciplina, una scienza specifica che studia la comunità. Riflettere e capire la comunità necessita di un approccio olistico e interdisciplinare.

Fare comunità è questione di ….

  • antropologia, come le collettività umane si manifestano
  • sociologia, come gli uomini si organizzano per vivere nella società
  • psicologia, come le relazioni umane si incontrano e si scontrano, si sostengono e si modificano
  • economia, come lo sviluppo imprenditoriale connota le peculiarità di un ambiente e di gruppi di persone
  • politica, come si concretizzano le politiche sociali redistributive delle ricchezze locali
  • architettura e urbanistica, come si abita un territorio geografico, con storia e futuro
  • cultura, come gli uomini raccontano la propria storia ed esistenza in riferimento alla propria comunità.

Segnalo alcuni riferimenti nati negli anni ’90.

Augé Marc, antropologo, ci ricorda l’importanza identitaria dei luoghi in cui si sviluppa comunità (la percezione dello spazio e del tempo). Ma attenzione, se lo spazio e l’uso del tempo risultano sempre uguali pur in diversi contesti, si hanno dei “nonluoghi”: il contrario della dimora, della residenza, dei luoghi della comunità, di un “luogo”.

I “nonluoghi” sono le infrastrutture per il trasporto veloce (autostrade, autogrill, stazioni, aeroporti), i mezzi di trasporto, i supermercati, gli alberghi delle grandi catene internazionali, ma anche i campi profughi dove sono parcheggiati a tempo indeterminato i rifugiati.

I “nonluoghi”, sono gli spazi dell’anonimato, ogni giorno più numerosi, frequentati da individui diversi ma considerati simili, ma soli.

Zygmunt Bauman, noto sociologo mondiale, ci segnalava come nel mondo dell’insicurezza globale, tornava con forza il bisogno di comunità, come strumento per difendersi.

La continua ricerca di equilibrio tra libertà e condivisione, tra individuo e comunità, è il destino dell’uomo verso la realizzazione di una vita soddisfacente (che sia potente e affermato, oppure povero e sconfitto).

Ma attenzione, la ricerca di una “propria comunità locale” impersonificata da un territorio abitato dai propri membri è la via d’uscita oppure non rischia piuttosto di divenire un “ghetto volontario”?

Eppure è nella sicurezza della propria identità, e del riconoscersi in essa, che si può permette il dialogo tra culture diverse. Stiamo infatti verificando 20 anni dopo che non è facebook il luogo del dialogo tra culture diverse.

La psicologia di Comunità, il lavoro di comunità, non è solo una pratica sociale che prevede l’impiego di modelli e metodologie, ma anche un modo di concepire il lavoro sociale.

Lo sviluppo di comunità permette di sostenere i processi di responsabilizzazione dei membri di una comunità e l’impiego delle loro competenze/risorse per la soluzione dei problemi.

Attivare collaborazione e partecipazione tra i cittadini, promuovere relazioni fiduciarie, sostenere il capitale sociale, sono tutte azioni con una portata che va oltre il contenuto specifico, e propongono una vera a propria visione della società.

Mai come negli ultimi anni il tema dello sviluppo locale ha preso atto della varietà di assetti economici, di cui è popolato il nostro Paese. Eppure questa ricchezza è stata ai margini delle politiche economiche istituzionali. C’è da percorrere un cammino verso il riconoscimento del ruolo insostituibile svolto dalle comunità locali e dai loro protagonisti: capaci contemporaneamente di relazioni locali e di reti immateriali globali, di produzione economica e di prossimità e coesione sociale.

Ad esempio, il 20% della popolazione italiana vive nelle 4 grandi aree metropolitane (Roma Milano Napoli Torino), così come il 20% della popolazione abita le aree interne però rappresentate dal 50% dei Comuni italiani. Eppure le politiche di sviluppo economico, differenziate per aree territoriali, in Italia stentano a svilupparsi.

Richard Sennet ci sollecitava a ripensare le relazioni sociali e le politiche di welfare rileggendo la propria vita e le proprie esperienze.

Occorre porre al centro le modalità di formazione delle identità individuali e collettive a partire dal rispetto di sé e degli altri. Spesso gli utenti del welfare si lamentano di essere trattati con poco rispetto. Ma la mancanza di rispetto che sperimentano non è dovuta semplicemente al fatto che sono poveri, vecchi o malati. La società moderna manca di manifestazioni concrete ed efficaci di rispetto e di riconoscimento per gli altri.

Come tenere insieme la garanzia dell’uguaglianza e il rispetto delle differenze di ciascuno?

Occorre ripensare un welfare differenziato che permetta a chi riceve sostegno sociale di percepirsi come soggetto che a pieno titolo partecipa alla definizione delle proprie condizioni di vita.

A fronte di una netta deterioramento della qualità urbanistica, ambientale e sociale di quasi tutte le città (sia nei cosiddetti paesi sviluppati che “in via di sviluppo”) negli anni ’90 c’erano i primi urbanisti futurologhi, come Raymond Lorenzo, che indicavano che sarebbe stato necessario costruire città “sostenibili” prestando attenzione alla qualità dell’ambiente urbano e naturale, ma soprattutto alla comunità locale, da coinvolgere direttamente nelle decisioni progettuali urbanistiche e architettoniche, perché soli i cittadini che vivono un territorio conoscono le loro esigenze e possono dare indicazioni utilissime agli architetti per predisporre soluzioni veramente vivibili.

E poi dentro ogni quartiere vi sono mille storie che costruiscono la vera storia e la cultura di un quartiere. Scandiscono la vita della comunità e la quotidianità dei suoi abitanti: tra gioie, passioni, collaborazioni, ma anche ansie, soprusi, paure e disperazioni che consentono all’umanità, che popola il dedalo di vie, case, palazzi del mondo, di costruire culturalmente le varie dimensioni comunitarie. In ogni territorio/comunità del mondo.

Negli anni ’90 questi erano sette approcci paralleli, di fatto separati.

Poi è venuta la grande e lunga crisi.

Poi la diffusa consapevolezza dell’emergenza ambientale; anche se già nel 1992 si tenne a Rio de Janeiro la prima Conferenza mondiale sull’Ambiente e lo Sviluppo che produsse alcuni accordi internazionali tra cui la famosa Agenda 21.

Oggi finalmente si coglie che, solo in una prospettiva integrata di Sviluppo Sostenibile, forse si può trovare l’equilibrio tra individuo e comunità.

Erano e sono sette approcci diversi: solo perdendosi in mille storie e situazioni locali e globali e solo riallacciando con pazienza i diversi fili disciplinari, comprenderemo il significato della “nostra comunità” e potremo riconoscere il valore delle comunità del mondo.

In questo contesto, i governi dei 193 Paesi membri dell’ONU nel settembre 2015 hanno sottoscritto l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. È un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità che prevede 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals, SDGs) con 169 target e più di 240 indicatori.

La situazione è oggettivamente molto complessa e pericolosa per noi e per il nostro pianeta e, come ci ricorda Enrico Giovannini portavoce dell’Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile, il rischio è che noi ci sediamo e ci culliamo di Retrotopia: è il guardare il passato per rassicurarci circa un futuro incerto e fonte di preoccupazione. Non vi è dubbio che molto spesso oggi chiudiamo gli occhi di fronte a quanto avviene (il terrorismo o le minacce nucleari coreane o il corona virus) e ripensiamo ad anni passati che crediamo siano stati più rassicuranti. Non è per niente vero.

Ma di sicuro il nostro futuro sarà pieno di shock perché stiamo consumando troppo il nostro mondo che non riesce a rigenerarsi a sufficienza.

Ma l’Utopia sostenibile è che nessuno rimanga indietro grazie al fatto che vi sia una vera sinergia tra i quattro capisaldi della sostenibilità: ambientale, sociale, economica e istituzionale.

E questo non può che avvenire se non a partire dalla terra, dai luoghi costruiti o naturali.

In passato si identificava lo spazio con la urbs, in termini materiali, città delle pietre, in contrapposizione con lo spazio naturale.

Più recentemente, a seguito della crisi economica/finanziaria/valori ricordata, da un lato si sono moltiplicati i “nonluoghi” anonimi, dall’altro sono via via emersi luoghi via via abbandonati che sono tornati ad essere spazi senza vita. Pensiamo alle caserme vuote, alle scuole chiuse per denatalità, a capannoni e industrie dismesse, a strutture degli ordini religiosi non più utilizzate, ai beni confiscati alla criminalità organizzata, …

Oggi serve una nuova rigenerazione urbana che a fianco del recupero edilizio porti anche un recupero di socialità.

Oggi serve una nuova progettualità, carica di comunità, utile per far rivivere gli spazi vuoti e abbandonati per farne luoghi veri, vivi, pieni di senso.

Secondo me non è un caso che in questo quartiere di Porta Nuova gli unici due luoghi antichi e abbandonati sono stati recuperati dal Terzo settore: l’ex magazzino ferroviario ristrutturato dalla Fondazione Catella e la trattoria e poi Albergo Isolabella di cui si è appena avviata la ristrutturazione per farne VOCE a cura di Ciessevi.

Il Terzo settore ha la sensibilità e la capacità di far rivivere “spazi” per trasformali in “luoghi”.

Il luogo si stacca da una logica solo geografica e corrisponde ad una identità socio-culturale. La Civitas. La Città delle anime, fatte di persone, città fatte di relazioni. I territori in questa logica, sono di fatto l’elemento in cui si sperimenta il nuovo, dove si cerca di compenetrare ambiente costruito ed ambiente naturale, sono il contenitore dove le innovazioni sociali vengono messe in atto. Sono laboratori di sperimentazioni in cui si prova a dare risposte nuove ai bisogni emergenti. Ma i luoghi non sono solo contenitore di qualcosa che accade, sono anche motore di quel qualcosa che accade.

Il luogo vero attrae esigenze e bisogni, capitali e risorse. Che non sono di per sé immediatamente disponibili. Sono esigenze e risorse che per essere disponibili e per essere messe a frutto devono essere mediati da persone e da organizzazioni.

Nel passaggio da spazi a luoghi si viene a creare l’economia di relazioni. Dove la dimensione relazionale è l’infrastruttura del valore che quei soggetti economici del territorio (istituzionali, di profitto o di donazione) possono produrre.

E la dimensione relazionale è sense making. Dà senso a ciò che si fa. E dà energia all’azione. Un conto è dire “faccio cose, vedo gente”. Un conto è dire faccio cose che portano, nel lungo periodo, ad un certo valore aggiuntivo. Sono prospettive completamente diverse, non solo in termini soggettivi.

Pensare assieme i luoghi aiuta ad abitarli. Non è questione di qualcuno che viene e ti legge il tuo territorio. Ma è la comunità e chi abita quei luoghi che si domanda e legge e riflette su sé stessa. Costruire una visione strategica di lungo periodo aiuta ad abitare i luoghi. Abitarli con intenzionalità è riuscire a costruire una visione strategica, anche in termini di creatività e di impatto sociale. Intenzionalità è: voglio agire un cambiamento, cioè voglio cambiare la connotazione e la produzione di valore di quel luogo. E scelgo di farlo, non da solo.

Come ci ricordano recentemente Paolo Venturi e Flaviano Zandonai, il luogo è legato a 3 concetti: l’innovazione sociale, l’imprenditorialità e lo sviluppo.

  • l’innovazione sociale si nutre dei territori, dei quartieri e delle periferie come oggetti geografici in cui si attivano processi di innovazione sociale. processi che tentano, a partire dalle risorse di cui quel territorio dispone, di rispondere ai bisogni che emergono
  • il successo imprenditoriale è correlato alla dimensione di luogo. Non sono le imprese competitive a rendere il luogo competitivo. La dimensione di contesto oggi è fondamentale e in qualche modo va misurata e valutata.
  • lo sviluppo si lega ai luoghi perché attraverso qualità relazionali e norme sociali si riesce a fare sviluppo. (Sviluppo nel senso della definizione di Zamagni – togliere i viluppi, togliere le catene che legano un territorio rispetto alla sua capacità di produrre valore). Capacità di produrre sviluppo è la capacità anche di contrastare le disuguaglianze di tipo sociale, economico, ecc

Ma oggi le comunità hanno bisogno di luoghi ma anche di infrastrutture sociali, cioè di luoghi che diventano a loro volta moltiplicatori. Un luogo diventa infrastruttura sociale quando:

  • è ad uso comune, non c’è esclusività, è uno spazio fatto di relazioni, connotato da apertura, luogo in cui nessuno è escluso
  • è rigenerato esso stesso dai legami sociali di chi lo vive e lo popola
  • ha la capacità di generare comunità, non sono estrattivo per produrre valore esclusivo, ma mette a frutto e restituisce moltiplicato.

Tutto questo possiamo leggerlo in quei luoghi capaci di trasformare, vitalmente, nel lungo periodo anche il contesto intorno.

Questo è quello che possiamo augurare a VOCE e a tutti coloro che vorranno collaborare a costruirlo insieme.

Marco Pietripaoli

Direttore CSV Milano

Febbraio 2020

Piccola bibliografia di riferimento

Marc Augé, Nonluoghi. Introduzione ad una antropologia della surmodernità, Eleuthera, Milano 1993
Zygmunt Bauman, Voglia di Comunità, Laterza, Bari 2001
Giuseppe De Rita e Aldo Bonomi, Manifesto per lo sviluppo locale, Dall’azione di comunità ai Patti territoriali, Bollati Boringhieri, Torino 1998
Enrico Giovannini, L’utopia sostenibile, Laterza, Bari 2018
Papa Francesco, Laudato si’. Sulla cura della casa comune, Piemme 2015
Mauro Magatti, Cambio di Paradigma. Uscire dalla crisi pensando al futuro, Feltrinelli, Milano 2017
Nagib Mahfuz, Il nostro quartiere, Fertrinelli, Milano 1989
Elvio Raffaello Martini, Fare lavoro di comunità. Riferimenti teorici e strumenti operativi, Carocci, Roma 2003
Lorenzo Raymond, La città sostenibile. Partecipazione, luogo, comunità, Eleuthera, Milano 1998
Ennio Ripamonti, Collaborare. Metodi partecipativi per il sociale, Crocci Faber, Roma 2011
Marianella Sclavi e Lawrence Susskind, Confronto creativo. Come funzionano la co-progettazione creativa e la democrazia deliberativa. Perché ne abbiamo bisogno, IPOC, Milano 2016
Richard Sennet, Rispetto. La dignità umana in un mondo di diseguali, Il Mulino, Bologna 2004
Paolo Venturi e Flaviano Zandonai, Dove. La dimensione di luogo che ricompone impresa e società, Egea, Milano 2019

Scopri di più sui tanti temi della sostenibilità ambientale: partecipa come volontario a Fà la cosa giusta!

Green e circular economy, plastic free, smart cities, urban regeneration: sono solo alcuni dei termini che ricorrono sempre più spesso per descrivere alcune delle sfide più importanti del nostro tempo.
Sfide e obiettivi che VOCE condivide.

E’ possibile farsi un’idea più chiara e al tempo stesso vivere un’esperienza di volontariato attivo partecipando all’edizione 2020 di @Fa la cosa giusta!, la fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili che si svolgerà a Milano dal 6 al 8 marzo.

Per informazioni: www.csvlombardia.it/milano/post/diventa-volontario-a-fa-la-cosa-giusta-2020

Facciamo la Riforma insieme, il nuovo progetto di Ciessevi e Forum

Primo passo per illustrare le opportunità e le sfide poste dalla riforma del Terzo Settore in compagnia di oltre 1.500 realtà che quotidianamente operano sul territorio della città metropolitana di Milano. Il ricco cartellone di eventi continuerà poi fino ad agosto 2019 con seminari, pubblicazioni dedicate, nuovi servizi e “how to” digitali. I promotori: “La riforma porta a un cambiamento culturale epocale. Con questo percorso puntiamo sì all’informare, ma anche al fornire osservazioni condivise, costruite dal basso, utili al legislatore e ai soggetti attuatori”.

Tavole rotonde e nuovi servizi di accompagnamento, seminari, istant book, workshop, inediti strumenti di supporto/how to digitali, varo di percorsi formativi dedicati, promozione del “modello Milano” sul tavolo del Legislatore e su quello dei futuri Soggetti attuatori dei Decreti. Questi sono solo alcuni dei capitoli di “Terzo Settore in costruzione”, ricco cartellone di appuntamenti ideato da Ciessevi Centro Servizi per il Volontariato Città Metropolitana di Milano e da Forum del Terzo Settore Città di Milano e Martesana e che avrà il suo varo “operativo” lunedì 4 dicembre, ore 14.30, presso Camera del Lavoro di Milano in corso di Porta Vittoria 43.

Un percorso che coprirà un arco temporale di due anni e che chiama in causa direttamente non solo le oltre 15.000 non profit del territorio metropolitano, gli oltre 240.000 loro volontari, ma anche tutte le realtà pubbliche, private e anche profit che questa attesa Riforma vuole da subito co-protagonisti: “La norma tocca tutti gli enti non profit, e non solo – dichiarano gli organizzatori – ogni ente dovrà procedere ad avviare un ripensamento e una ri-collocazione della propria organizzazione in cui lo spartiacque sarà rappresentato dall’essere dentro o fuori dal Registro nazionale del Terzo Settore, ma anche dalla sezione specifica dello stesso nella quale andrà a collocarsi. Un ripensamento – concludono – che andrà a incidere fortemente sugli scopi di ogni singolo soggetto e in modo sostanziale sulla quotidianità organizzativa e nel modo di intendere e fare non profit. Lo stravolgimento sarà anche e soprattutto culturale, sociale, partecipativo e democratico, nelle pratiche associative e organizzative, nella governance sino a nuove applicazioni amministrative e fiscali”.

L’evento di lunedì 4 dicembre avrà inizio con una tavola rotonda dedicata proprio ad introdurre questi cambiamenti epocali grazie all’intervento di Paolo Petracca, portavoce Forum Terzo Settore Città di Milano, Ivan Nissoli, presidente Ciessevi, Luigi Bobba, sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Valerio Pedroni, portavoce Forum Terzo Settore Martesana, Luca Degani, avvocato.
Conduce Elisabetta Soglio, giornalista Corriere Della Sera – Buone Notizie, media partner dell’evento. Al termine di questo primo panel, Marco Pietripaoli, direttore Ciessevi, declinerà la riflessione presentando le prossime opportunità dal e per il territorio della Città Metropolitana con l’approfondimento “Una rete progettuale di supporto agli Enti di Terzo Settore”.

L’incontro si concluderà poi con tavoli tematici dove le non profit (ma non solo) potranno riflettere su temi specifici della Riforma accompagnati dalla lettura politica di rappresentanti del mondo non profit e dalla guida tecnica di esperti, professionisti e studiosi. Barbara Meggetto, presidente Legambiente Lombardia e volontariato: i nuovi confini” sarà curata da Silvia De Aloe, Forum Terzo Settore martesana e Raffaele Mozzanica, avvocato esperto in diritto degli enti non profit.

I lavori sul macrotema “Profit e non profit: strumenti pratici per una relazione proficua con le proprie comunità” sarà introdotto da Umberto Zandrini, presidente Federsolidarietà di Confcooperative Milano e Carlo Mazzini, consulente di organizzazioni non profit sulla fiscalità e sulla legislazione del Terzo Settore. Il tavolo “La filantropia: tra obiettivi specifici e bisogni vecchi e nuovi delle comunità” sarà coordinato da Paola Pessina, presidente Fondazione Comunitaria Nord Milano e Monica De Paoli, notaia esperta giuridica in materia di enti non profit. L’ultimo tavolo d’approfondimento “L’imprenditoria sociale: una sfida per tutto il Terzo settore” sarà curato invece da Felice Romeo, coordinatore Dipartimento Welfare Legacoop Lombardia e Pietro Moro, avvocato Ufficio legale Confcooperative Milano, Lodi, Monza e Brianza.

Scopri il programma

È richiesta la registrazione all’evento e ai tavoli tematici compilando il form online. Per ulteriori informazioni farenonprofit@ciessevi.org – 02. 45475857 – www.ciessevi.org

VolontarioCard , la carta associativa innovativa

VolontarioCard, la tessera associativa innovativa
VolontarioCard, la tessera associativa innovativa

A fine Novembre è nata una nuova carta associativa, una carta innovativa che unisce il mondo del Non Profit a quello del Profit.

Dalla collaborazione tra Ciessevi, CSV Napoli e Gruppo UBI Banca sboccia VolontarioCard, un’opportunità unica per le associazioni e per i volontari.

La VolontarioCard è rivolta a tutte le Associazioni delle Città Metropolitane di Milano (oltre 2mila con 45mila volontari) e di Napoli (1.315 associazioni e 32mila volontari).

 

«È una grande opportunità per le associazioni – afferma Ivan Nissoli, presidente di Ciessevi Milano – avere a disposizione uno strumento che offra un servizio ai loro volontari e che possa rafforzare il senso di appartenenza alla loro organizzazione e al mondo del volontariato. La nostra sfida è quella di mettere insieme profit e non profit nella direzione del rafforzamento del ruolo sociale dei volontari.»

 

Quattro le principali caratteristiche:

  • è una tessera associativa
  • è una carta prepagata
  • dà accesso ad una rete di convenzioni e sconti
  • è un’opportunità per fare donazioni all’associazione

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Pisapia: Milano e’ capitale italiana ed europea del volontariato

Giuliano-Pisapia-Volontari-per-un-giorno

Milano, 18  marzo 2014 – “Milano è una capitale nazionale ed europea per tutti i volontari: 250 organizzazioni in città, 888 nell’area metropolitana. 180 volontari ogni 10.000 abitanti. Nell’area metropolitana sono attivi oltre 42.000 volontari. Sono numeri che mi rendono orgoglioso, Milano e volontariato sono sinonimi. A Milano il Volontariato esce da se stesso e diventa forza civile, diventa un modo di pensare la città, entra nei processi decisionali, contribuisce alla vita democratica, alle scelte, alla pianificazione”.

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Associazioni: come iscriversi a GIVE, il Festival del Volontariato a Milano

Sai cos’e’ GIVE!?

GIVE_logoÈ il primo Festival del volontariato giovanile, pieno di persone entusiaste che si mettono da oggi al servizio di chi vuole scoprire e conoscere le opportunità di volontariato presenti a Milano e provincia.

Molti giovani volontari si sono messi in gioco con le loro competenze, le loro storie e le loro emozioni, perché il volontariato possa essere alla portata di tutti e tutti ne possano trarre dei benefici e per dimostrare che il volontariato è una esperienza creativa e arricchente.Continua a leggere

Spesa gratis in cambio ore di volontariato – anche a Milano arriva il Social Market

L’iniziativa e’ stata gia’ lanciata anche in altri comuni italiani

Purtroppo, dati i tempi che corrono, sono sempre di più le persone che non ce la fanno ad arrivare a fine mese, e sono costrette a chiedere aiuto (soprattutto alle associazioni).

 

Da questo bisogno arriva la proposta del Comune di Milano, che ha intenzione di lanciare un Social Market (02/39520051). L’idea è stata già sperimentata in numerose città italiane: si tratta di una nuova frontiera della solidarietà, meno assistenzialista e che invoglia maggiormente alla partecipazione diretta.Continua a leggere

GIVE, il primo Festival del volontariato giovanile di Milano

Il volontariato milanese si arricchisce di un nuovo appuntamento dedicato ai giovani.

 

Si chiamerà GIVE, il primo Festival del volontariato giovanile a Milano e sarà una grande festa con musiche, spettacoli, workshop e incontri.

 

Il Festival si svolgerà il 25 e il 26 maggio presso Approdi Innovativi in via Zumbini 6 a Milano, in un giardino di mille metri quadri, con anfiteatro, spazio espositivo per fotografie e opere d’arte e l’auditorium.Continua a leggere

La notte dei Falo’ di Sant’Antonio

Notti di fuochi quelle dal 16 al 20 gennaio nella ricorrenza di Sant’Antonio Abate. Segno di una presenza agricola che deve sempre più entrare nella consapevolezza dei milanesi. Il Progetto “AgriCultura” 

 
“Lilì, lilò, damm j legn de fà el falò”. Quella che si appresta a vivere Milano sarà una sorta di settimana dei Falò di Sant’Antonio che, dall’Ovest all’Est, rischiareranno le notti nella campagna milanese.Continua a leggere

Tutta la Milano possibile – 2° Forum delle Politiche sociali: 11 – 19 gennaio 2013

Dall’11 al 19 gennaio numerosi appuntamenti in vari luoghi della città animano il 2° Forum delle Politiche Sociali, che si svolge sotto l’egida del Comune di Milano. Un’occasione per fare il punto sul lavoro svolto, con particolare riferimento al Piano di Sviluppo del Welfare approvato di recente dal Consiglio Comunale. Il via ufficiale ai lavori e al confronto a più voci, sarà dato il giorno 11 gennaio, dalle 9 alle 18, al Teatro Elfo Puccini.Continua a leggere