Il gene dell’altruismo che ci fa nascere buoni

NEW YORK – EGOISTI si nasce, altruisti si diventa? Questo luogo comune ci accompagna da tempo immemorabile. È stato immortalato in un capolavoro letterario come Il signore delle mosche (1954) del premio Nobel William Golding, sui ragazzi dispersi in un’isola deserta che incrudeliscono sui più deboli con ferocia.

 
NEL 1976 un avallo scientifico a quell’idea sembrò arrivare dal saggio dell’evoluzionista Richard Dawkins sul “Gene egoista“, anche se Dawkins sostiene di essere stato spesso frainteso. Ma anche i più diffusi manuali divulgativi sull’educazione dei figli, come il popolare “Handbook of Child Psychology” in America, istruiscono i genitori su come “correggere” l’indole spontanea del loro bambino che vorrebbe tutto per sé.
 
Ora sappiamo che non è vero, non è così che nasce il bambino. Un’importante ricerca pubblicata sulla rivista scientifica PLoS, e ripresa dal Wall Street Journal, dimostra in modo convincente che siamo programmati biologicamente con un “gene dell’altruismo”. Almeno: molti di noi ce l’hanno, attivo e funzionante. Mentre sono gli “egoisti alla nascita” la vera anomalìa, perché vittime di una disfunzione genetica.
 
Questo è il risultato dell’esperimento condotto da un’équipe di psicologi in un laboratorio israeliano, sotto la guida del professor Reut Avinum della Hebrew University. Il test è semplice, comincia con 136 bambini di età compresa fra i 3 e i 4 anni. Uno alla volta, ogni bambino entra da solo in una stanza arredata come la sala-giochi di una scuola materna.
 
Gli vengono consegnate sei confezioni di adesivi colorati. «Puoi tenerli tutti per te – gli spiega l’istruttore – oppure puoi darne qualcuno a un altro bambino, che non ne ha». Gli “sticker” colorati rappresentano immagini belle, attraenti. Nessun altro coetaneo appare nella stanza, quindi il bambino non ha la più pallida idea di chi sarebbe il beneficiario del suo dono eventuale. Gli si chiede uno sforzo d’immaginazione notevole per quella età, la sua generosità deve esercitarsi a favore di un essere astratto.
 
Eppure il risultato del test è inequivocabile: i due terzi dei bambini scelgono di lasciare qualche confezione ad altri, solo perché gli è stato detto che da qualche parte esistono dei bambini che non hanno alcun adesivo.
 
Non ci sono differenze tra maschi e femmine. Alcuni addirittura rinunciano alla totalità del dono. Interrogati sul perché di questo altruismo estremo, rispondono: «Perché è così che ci si sente più felici».
 
Tutto merito dell’educazione ricevuta in famiglia? Nient’affatto. Gli psicologi israeliani hanno individuato un gene che “regola nel cervello ormoni legati ai nostri comportamenti sociali”, incluso l’altruismo e lo spirito cooperativo. Usando la tecnologia di risonanza magnetica che consente di raffigurare in immagini la nostra attività cerebrale, gli stessi scienziati hanno osservato che ad ogni atto di generosità il gene Avpr1a rilascia neurotrasmittenti simili alla dopamina, che producono una sensazione di benessere fisico.
 
Alla stessa conclusione è giunta una ricerca indipendente, condotta alla University di Washington e anch’essa pubblicata sulla rivista PLoS: in quel caso addirittura sono stati identificati riflessi altruisti e un senso di “equità” in bambini di soli 15 mesi, misurando la loro voglia di condividere il giocattolo favorito.
 
È tra quei bambini che si rifiutano di donare e invece vogliono tutto per sé, che gli scienziati individuano l’eccezione alla norma: che si spiega con una variazione nel gene Avpr1a.
 
Queste ricerche confermano l’interesse crescente degli studi scientifici nel campo dell’altruismo, un ambito che sta attirando finanziamenti come quelli della Templeton Foundation in favore dellaScience of Generosity Initiative.
 
Lo studioso di Harvard Yochai Benkler nel suo saggio “The Penguin and the Leviathan” allarga il discorso a tutte le scienze sociali e all’economia. La teoria dell’evoluzione, se applicata non solo alla biologia individuale ma alla selezione dei gruppi e delle specie, dimostra che prevalgono le società e organizzazioni complesse dove si esalta il “gene della cooperazione”.
 
Fonte: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/10/13/il-gene-dell-altruismo-che-ci-fa.html
 
Altra fonte: Mercoledì 5 Settembre 2012, La Stampa

Il Dono
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8 Comments

  1. […] La rivista VOCE Volontari al Centro ha pubblicato un articolo in cui si parla di “gene dell’altruismo”. Secondo una ricerca siamo programmati biologicamente con il gene dell’altruismo, attivo alla nascita. Sarebbero gli egoisti l’anomalia di tale predisposizione in quanto vittime di disfunzioni genetiche. (Vedi  articolo su http://backup.voce.milano.it/il-gene-dellaltruismo-che-ci-fa-nascere-buoni/?gclid=CMDRrorx47kCFYKS3godpj8Az…) […]

  2. Non mi stupisce l’esistenza di un gene programmato per gli atti altruistici. Anche nei bambini quindi, è possibile evidenziarne i comportamenti, ulteriormente rinforzati dagli insegnamenti educativi dei genitori o dei pari. Il vero dibattito a mio parere, è valutare l’esistenza di un atto altruistico svincolato dai vantaggi di ordine psicologico o materiale. La psicologia a riguardo, suddivide, a mio parere erroneamente, due tipi di comportamento: quello pro-sociale e quello altruistico; il primo vincolato al vantaggio che ne deriva, mentre il secondo, puramente disinteressato. Occorre a mio parere, riprendere in mano le teorie evolutive e la logica dei sistemi motivazionali. L’esistenza di un gene deputato al comportamento altruistico è spiegabile in un ottica evolutiva ovvero: “cooperare aumenta le probabilità di sopravvivenza dell’individuo per cui, gli individui che sacrificano qualcosa di sè per un altro della propria specie ottengono vantaggi superiori in termini di possibilità di trasmissione genetica” ( sistema motivazionale cooperativo). Negli esseri umani i comportamenti d’aiuto sono ovviamente estesi su larga scala non solo alle persone (membri della stessa specie) ma anche agli animali, poichè vige un sistema evidentemente di tipo etico che stabilisce cosa è bene fare e cosa no con tutte le conseguenza sul piano dei costi materiali e psicologici ( colpa, pena ecc).

    Questo gene ha evidentemente contribuito all’evoluzione della specie, non solo animale ma anche in quella umana con il quale condivide una parte della dotazione genetica (vedi le scimmie). Concepire un atto altruistico disinteressato, non rientra a parer mio in nessuna logica evolutiva ma bensi’ in un astrazione di tipo morale e sociale, secondo il quale è bello pensare che le persone facciano del bene agli altri per pura bontà. Non vorrei aprire altre porte, ma è evidente come il pensiero cristiano abbia influenzato questo concetto attraverso la mitizazzione dei santi e del sacrificio di Cristo.

    Vorrei ampliare ulteriormente ma preferisco fermarmi. Chi volesse dibattere ne sarei felice.

    • Grazie Matteo di aver condiviso con noi il tuo pensiero molto attento e preciso.

      Invitiamo anche noi tutti a condividere la loro opinione!

    • Hai esternato senza alcun dubbio il tuo pensiero….nonché il “tuo punto d vista. Io …serenamente vivo la mia quotidianità concepita dopo la bellezza di 40 anni!!!! Chi l’avrebbe mai detto o pensato….immaginato….che…proprio una monella,pazzerella,squinternata pianista,canterina……e perché no…psicologa,potesse assistere gli anziani. Io li definisco NONNINI!!! Ma….sono appagata e gratificata! Avanti tu! Ora!

      • La vita ci riserva sempre delle grandi novità e chissà dove ci porterà in futuro.
        Un caro saluto a te, Elisabetta e ai tuoi “nonnini”!

  3. Il mio cuore nn ha più spazio “materiale” per contenere tt le gioie che vivo!!!!?

    • Grazie del tuo prezioso contributo!
      Continua così!

  4. Molte volte il bene donato è la ricerca di pareggiare un male fatto ,quindi diventa un bene egoistico… lo do a te per sentirmi più libero, per ridurre il mio male .
    Poi c’è il bene del “grandeur” : per di farsi vedere, per essere al di sopra degli altri (infatti lo fanno solo quando possono essere visti da molti) Il bene non è un do ut des !

    Il bene è donare con gioia una parte di quello che ti sta più a cuore… in assoluto silenzio!


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