Volontariato no lobby. Serve un nuovo modello di rappresentanza

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E’ ormai riconosciuto che il volontariato, come più in generale il Terzo settore, esercitano una vera e propria funzione pubblica. Eppure per questo settore la rappresentanza è ancora una sorta di camicia stretta.
 

E’ da tempo ormai che nel volontariato si dibatte sul nodo rappresentanza e partecipazione. Ed è per rispondere a questo interrogativo di fondo che l’ultimo numero di Vdossier cerca di fare una sintesi su un tema tanto delicato quanto cruciale per il futuro del volontariato in Italia.
 
Gli articoli compongono un quadro d’insieme che fornisce una chiave di lettura delle trasformazioni che la rappresentanza nel suo complesso ha subito nel recente passato. In questo numero, la rivista vuole configurarsi come una sorta di “bussola” per orientarsi nel moto incessante dei flussi che attraversano la società globalizzata (la modernità fluida) e nei quali è immerso anche il volontariato.
 

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Ecco perché le pagine raccolgono un insieme di contributi che non solo analizzano il problema in tutta la sua complessità e importanza, ma propongono anche soluzioni “praticabili” per un nuovo e diverso esercizio della rappresentanza che le dia sia “più voce” e allo stesso tempo sia capace di farsi interprete delle esigenze del volontariato.
 
Il lettore si renderà conto che non si tratta di mettere in evidenza ciò che di buono è stato fatto e ciò che ancora manca per completare il cammino – intrapreso con la redazione della “Carta della rappresentanza” – ma troverà un tentativo di formulare anche delle risposte concrete su quale modello di rappresentanza sarebbe ideale e servirebbe per il volontariato.
 
Un grazie va a tutti gli esperti che hanno svolto questo compito: Emanuele Alecci, Diletta Cicoletti, Alessandro Fedeli, Renato Frisanco, Valentina Ghetti, Giovanni Moro, Evelina Raimondi, Emanuele Ranci Ortigosa, Enzo Rullani, Stefano Tabò, Stefano Zamagni.
 
 
 

 
 

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