Volontari o finti lavoratori? Il rebus che divide l’Italia Colpa di un vuoto normativo

Volontariato dei grandi eventi: anche Expo Milano 2015 non ha mancato di creare polemiche a causa della linea sottile e troppo nebulosa che divide volontari e lavoratori. Il percorso per arrivare ad un intervento legislativo che metta chiarezza non è una strada spianata. Intanto, però, «si potrebbe cominciare a stilare e adottare un codice etico che fornisca una distinzione chiara su quali cose possa fare un volontario e quali no, quali attività dovrebbe svolgere e quali no». Se ne discute su VDossier n. 2 del 2016, dedicato proprio al volontariato occasionale e dei grandi eventi.

 

È diventato un terreno minato: quale relazione fra volontari e lavoratori dipendenti all’interno di un grande evento? I due gruppi, spesso, condividono una presenza gomito a gomito in cerimonie, festival, Giochi olimpici, Giubilei, Expo e iniziative di respiro nazionale o locale. Ma che cosa compete ai volontari e che cosa no? Qual è il loro impegno, quali le loro attività, quale il loro spazio operativo? Un confine sottile separa le due categorie. Ma è una linea non definita e chiara. E che, come tale, genera confusione ed equivoci, polemiche e critiche. I pro e i contro si sono affrontati in molte occasioni, soprattutto nel caso di Expo Milano 2015, ma all’estero non è così. Nel Regno Unito, per esempio, già da alcuni anni, sindacati ed enti non profit hanno stabilito, con una serie di accordi, i limiti dell’impiego di volontari. Ma non solo: è previsto che il loro coinvolgimento non debba essere strutturale all’evento, ma soltanto di supporto, altrimenti si configurerebbe come una sottrazione di manodopera. Nel nostro Paese invece manca una precisazione normativa al riguardo. Ecco perché, nel tentativo di far chiarezza, abbiamo chiamato attorno a un tavolo due voci contrapposte: da un lato Glenda Genovesi, che di professione recluta volontari per i grandi eventi internazionali e dall’altro chi è chiamato a tutelare il lavoro, il sindacalista della Cgil Antonio Lareno, che ha seguito l’accordo sindacale sull’impegno dei volontari a Expo 2015. Su questo confronto mettiamo in evidenza dieci parole chiave, cruciali nel rapporto tra volontari e lavoratori impiegati in un grande evento.

volontariato dei grandi eventi
La motivazione nel volontariato dei grandi
eventi è una componente molto importante

Reclutamento. Genovesi: «La procedura standard prevede che si aprano delle iscrizioni online, o su un sito o su un social network, per pubblicizzare il grande evento e aprire una call per reclutare volontari. Tutti possono partecipare, purché maggiorenni. Per principio, i volontari non sono mai scartati. Tutti sono accettati. Di conseguenza, non si svolge quasi mai una vera e propria selezione. È però prassi fare dei colloqui individuali. A che scopo? Per indirizzare ciascun volontario verso quella parte dell’evento che è più rispondente alle caratteristiche di ciascuno. In maniera tale che ognuno sia contento del tempo che dona e dell’impegno gratuito che offre all’organizzazione della cerimonia o della kermesse. Quanto dura il loro servizio? La durata è relativa, è una variabile che dipende dalla durata stessa dell’evento. In media si richiede loro un impiego di un mese, con un impegno di un paio di volte la settimana per un paio d’ore».

Motivazione. Genovesi: «È una componente molto importante. Desiderio di partecipazione attiva, altruismo, gratuità, voglia di esserci, interesse personale, buona volontà. C’è chi lo fa come esperienza per arricchire il proprio curriculum, oppure per sostenere una causa, un valore, un progetto, un ideale. E c’è chi lo fa come hobby, per semplice curiosità, o perché lo fa un amico. Le ragioni sono molteplici. Comunque una forte motivazione è la scintilla che li spinge a scendere in campo. Anche se non mancano i casi in cui i volontari non nascondono una dose di scetticismo sulla buona riuscita dell’evento stesso e delle proprie capacità di essere di supporto. Soprattutto quando si tratta di cerimonie. Allora qui interviene lo staff che li motiva, che ricarica il loro entusiasmo, che infonde loro fiducia. In tanti anni di attività in questo settore abbiamo osservato che chi lo ha già fatto una volta, poi quasi sempre vuole riprovarci».

Sicurezza. Lareno: «È uno dei punti nevralgici di tutta la questione della presenza dei volontari nei grandi eventi: occorre garantire loro la stessa sicurezza che è assicurata ai lavoratori dipendenti. Un punto fermo, sul quale non si possono e si debbono fare sconti».
Genovesi: «Tutti i volontari sono coperti da polizza assicurativa per l’intera durata dell’evento. Un obbligo irrinunciabile».

volontariato dei grandi eventi
Il protocollo elaborato in occasione di
Expo 2015 è un accordo pilota che
potrebbe essere punto di riferimento
anche in altre realtà

Expo. Lareno: «Expo 2015 è stata l’occasione per fissare alcuni paletti sulla strada di una chiara definizione di che cosa devono fare i volontari in un grande evento. Il protocollo sottoscritto da Forum del Terzo settore e sindacati potrebbe essere un modello da seguire per future iniziative analoghe in Italia, o persino essere un punto di partenza per colmare quel vuoto normativo che c’è nel nostro Paese. In quel documento, infatti, abbiamo definito quale era lo spirito del volontariato a supporto dell’Esposizione universale, sia rispetto alla legge sia rispetto al tipo di funzione e di apporto che i volontari dovevano dare. Che cosa dice quel protocollo? Sostiene che il volontariato è “espressione dell’autonoma organizzazione dei cittadini”, che “deve rappresentare un’occasione di crescita e di esercizio di attività socialmente rilevanti”, che è “espressione e valorizzazione delle capacità del volontariato di agire principalmente nella dimensione relazionale”, che è “fornito in modo spontaneo e gratuito, prevedendo un rimborso per le spese vive (trasporto, vitto) del volontario”. E inoltre: che il volontariato è “senza nessun scopo di business”, mentre il volontario va “impiegato in una limitata dimensione di tempo. Dimensione determinata principalmente dalle disponibilità individuali e non solo dalle esigenze dell’evento Expo” e che è “tutelato con una copertura assicurativa”. Ne consegue che le caratteristiche associate al ruolo dei volontari che hanno operato in Expo hanno fatto perno su due criteri fondamentali: in primo luogo il non profit, tanto che le attività sono state svolte evitando ogni forma di partecipazione in attività commerciali; in secondo luogo, i volontari dovevano e sono stati impiegati in un servizio ausiliario-relazionale».

Apporto strutturale. Lareno: «Ai volontari deve essere assolutamente precluso un apporto strutturale al grande evento, cioè ruoli e mansioni tali che se non ci fossero la macchina organizzativa non funzionerebbe, al punto da compromettere lo svolgimento dell’iniziativa. Occorre distinguere se i volontari sono un supporto a chi partecipa all’evento o sono un supporto all’organizzazione dell’evento. Purtroppo, ed è un nervo scoperto, le grandi kermesse sono talvolta delle grandi macchine commerciali, in cui la presenza dei volontari maschera del lavoro che dovrebbe essere retribuito. Tanto che se, i controlli fossero stringenti e capillari, le cause legali non mancherebbero».
Genovesi: «Laddove l’ente organizzatore dell’evento è serio, l’impiego dei volontari non è mai strutturale, ma sempre di supporto. Che essi ci siano o meno, non inficia mai la realizzazione e/o lo svolgimento dell’evento stesso. Questo è un aspetto su cui c’è sempre la massima attenzione e il totale rispetto della legislazione vigente».

Sussidiarietà. Lareno: «È il termine centrale su cui ruota l’intero problema. C’è una grossa dose di amarezza nel constatare che, purtroppo, in Italia nei servizi alla persona, la sussidiarietà troppo spesso si trasforma in lavoro gratuito o sottopagato. Questa è la verità che ci è passata davanti agli occhi in tanti anni di sindacato. A volte ci sono abusi che non sono nemmeno commessi in malafede, ma semplicemente per eccesso di zelo o per ignoranza della normativa sul lavoro. Per questo motivo alle realtà del Terzo settore raccomandiamo sempre quando stipulano convenzioni sia con gli enti pubblici sia con i privati di prestare grande attenzione al rispetto delle regole».

Pubblica amministrazione. Lareno: «Al di là dei grandi eventi, sono sopratutto le amministrazioni locali che siglano accordi con gli enti non profit per disporre di volontari che svolgano servizi civici o utili alla comunità. Pensiamo ai custodi museali: tre su quattro sono volontari. Per il ministero dei Beni Culturali è un bel risparmio, ma sottraggono posti di lavoro. Da questi esempi si deduce che le pubbliche amministrazioni, in nome della spending review, ricorrono al non profit per abbattere i costi del personale».
Genovesi: «C’è però un rovescio della medaglia: se gli enti pubblici non aprissero alla cittadinanza attiva, il rischio sarebbe che tante persone non avrebbero spazi per fare attività di volontariato».

volontariato dei grandi eventi
«Le pubbliche amministrazioni, in nome
della spending review, ricorrono al non
profit per abbattere i costi del personale»

Episodico. Lareno: «Il volontariato non deve sostituire il lavoro. E questa è l’architrave di ogni riflessione. Quello relativo a un grande o piccolo evento è sempre un volontariato episodico e occasionale. Non è mai legato a un’associazione».
Genovesi: «Lavorando da anni a stretto contatto con i volontari abbiamo appurato che il volontariato episodico è una sfida nuova anche per il Terzo settore che, però, sembra impreparato di fronte a questo fenomeno di partecipazione attiva. Eppure riteniamo che proprio le associazioni, oggi più che mai, abbiano il dovere di mobilitarsi per intercettare questa volontà di impegnasi per il bene comune (sia esso anche un grande evento) che tante persone manifestano».

Libertà. Genovesi: «Quando, per esempio, reclutiamo volontari per una cerimonia, sono le persone stesse che ci contattano. Noi offriamo una possibilità, diciamo loro solamente che c’è spazio per aderire. In base alle loro abilità e interessi gli viene proposto di partecipare all’evento. Ma sono loro che danno liberamente la propria disponibilità. In totale e assoluta libertà. Al punto che, se poi decidono di fare marcia indietro, non incorrono in nessun tipo di sanzione. Di solito, alla luce delle attività che dovranno svolgere, viene fornita loro una formazione specifica e costo zero. E diamo loro la possibilità di citare nel proprio curriculum vitae l’esperienza svolta. È prerogativa, inoltre, di non affidare ai volontari attività che nessuno vuole fare, pensiamo per esempio alle pulizie. E poi non va dimenticato che i volontari possono beneficiare e hanno diritto a ruoli intercambiabili all’interno dell’evento. Evento che, lo ricordiamo, si svolgerebbe con o senza di essi. È semplicemente una possibilità che si offre a persone mosse da senso civico e passione per il fare. È una chance. E i volontari sono un valore aggiunto alla kermesse».

Vuoto normativo. Lareno: «Il problema è di carattere sia legislativo che culturale. Non c’è una norma, sia essa una legge, oppure una circolare, che precisi con rigore e chiarezza quali siano le funzioni di un volontario e di un lavoratore in un grande evento. Per questa ragione abbiamo finora sostenuto, che la questione è complicata e le sfumature sono molteplici. L’obiettivo però deve essere quello di evitare le zone grigie. Purtroppo, nemmeno la legge 266, che disciplina il volontariato, ci viene in soccorso. Né ci è di aiuto la legislazione in materia di diritto e tutela del lavoro. Come detto, il problema non è nuovo, ma finora non si è mosso nessuno per tentare di risolverlo. Si è sempre lasciato tutto in mano al fai-da-te, oppure all’iniziativa individuale. Ma di sicuro il punto di partenza imprescindibile deve essere la definizione di che cos’è strutturale al grande evento e di ciò che invece è semplicemente accessorio e di supporto e, in quanto tale, di pertinenza del volontariato. È chiaro che il confine è sottile e relativo. Allo stesso modo, occorrerebbe precisare che cos’è commerciale e che cosa non lo è. Come già accennato, tale disciplina potrebbe essere regolamentata anzitutto da una circolare del Ministero del Lavoro. Tuttavia la strada maestra sarebbe di fare una legge che individui quale sia la natura di un rapporto volontario e di un rapporto di lavoro dipendente. Questione di diritto che però implicherebbe anche una questione culturale, legata all’etica, alla scala di valori, ai principi con i quali si andrebbe a definire tale “natura”. Ma in questa chiave occorre mettere mano a tutto il nodo della sussidiarietà. E il tema, pertanto, sarebbe destinato ad allargarsi ulteriormente.
In attesa però che da Roma si superi questa empasse e si colmi questo vuoto normativo con una legge che fissi dei canoni generali, il protocollo di Expo 2015 è certamente una novità in un panorama desolante, un accordo pilota che potrebbe essere preso come punto di riferimento ed esportato in altre realtà».
Genovesi: «Aspettando una legge, si potrebbe cominciare a stilare e adottare un codice etico che fornisca una distinzione chiara su quali cose possa fare un volontario e quali no, quali attività dovrebbe svolgere e quali no, che tuteli la sicurezza, incentivi la formazione, affinché ci siano sempre meno equivoci e confusione. Un passo che alcuni Paesi, soprattutto del Nord Europa hanno già fatto».

 

Fonte: Reti Solidali

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