Terremoto, Csvnet: volontariato sia sentinella di una ricostruzione etica

L’analisi del direttore della rete dei Centri di servizio del volontariato, Roberto Museo, originario dell’Aquila ha vissuto in prima persona il terremoto del 2009 e le fasi successive.

Ora una nuova sfida a pochi chilometri di distanza: “Presidiare il territorio colpito”

 

Dare voce a chi non ne ha, essere garanti e sentinelle di una ricostruzione etica e favorire processi di ricostruzione sociale e relazionale. È questa la sfida che il mondo del volontariato si troverà ad affrontare una volta finite le prime operazioni di recupero delle vittime e dei superstiti del terremoto che ha colpito il cuore dell’Italia nella notte del 24 agosto tra le province di Rieti e Ascoli Piceno. È quanto sostiene Roberto Museo, direttore di Csvnet, la rete dei Centri di servizio del Volontariato che in queste ore sta lavorando per poter dare il proprio sostegno alle persone colpite dal terremoto. Un punto di vista particolare, quello di Museo. Aquilano, nel 2009 ha vissuto il terremoto che ha distrutto il capoluogo abruzzese e ha seguito tutte le tappe della ricostruzione, vivendo in prima persona l’impegno del mondo del volontariato nei mesi successivi al sisma.

 

Nonostante i paesi colpiti dal sisma di qualche giorno fa non siano poi così lontani da L’Aquila, per Museo il contesto è molto diverso e richiede un impegno del mondo del volontariato tale da fare in modo che le persone e le comunità non restino sole nelle difficili fasi della ricostruzione. “Si tratta di un terremoto diverso da quello dell’Aquila – racconta Museo -. Tutte le tende che la Protezione civile ha messo a disposizione in questi giorni non si stanno utilizzando.Amatrice e i paesi limitrofi sono luoghi turistici e chi si è salvato probabilmente sta tornando a casa sua. A L’Aquila nacquero spontaneamente  comitati cittadini per la ricostruzione, per la giustizia delle vittime o per la battaglia contro la Commissione grandi rischi. Non credo che questo si ripeterà in un contesto come Amatrice”. Ed è proprio per questo che il volontariato deve far sentire la propria presenza, spiega Museo. “I cittadini dovranno presidiare culturalmente e in senso etico la ricostruzione che avverrà – aggiunge -. Il grande tema sarà come essere controllori e responsabili della propria ricostruzione”.

 

Per Museo occorre un “metodo”. Prima di tutto stabilire i bisogni, il territorio e la tipologia di popolazione presente, poi diventare promotori di una ricostruzione sociale e relazionale. “Ci vorranno mesi o forse anni – spiega Museo -. Bisogna mettere in piedi una macchina della solidarietà che non faccia sentire sole le popolazioni. Ho l’impressione che l’età media delle persone che resteranno in quei paesi è alta. Mentre noi a L’Aquila con le associazioni riuscimmo a ridarci un progetto attraverso la Casa del Volontariato e dell’Associazionismo, in questo territorio non conosco qual è l’humus del volontariato, se è la semplice proloco o altro. Tuttavia, non bisogna avere un approccio sostitutivo, né calato dall’alto, ma affiancare la cittadinanza attiva e mettersi a lavorare su progetti di ricostruzione sociale”. Per Museo è importante “cercare di dare voce a chi non ne ha – aggiunge -. Cercare di fare verità su promesse miracolistiche, aiutare a capire dove stanno andando i processi di ricostruzione. Costituire comitati che si facciano garanti di una ricostruzione etica. Non dobbiamo sostituirci alle istituzioni, ma il volontariato deve essere una sentinella”.

 

Ai centri di servizio per il volontariato il compito di essere “snodo” tra cittadini e quanti vogliono donare il proprio aiuto. “I centri di servizio sono reti di organizzazioni di volontariato – spiega Museo -. Hanno una forte azione di presidio informativo, conoscitivo e di assistenza alla popolazione anche dopo l’emergenza attraverso gli sportelli periferici.  Essere uno snodo tra i bisogni della popolazione e chi vuole donare tempo e risorse. Li vedo come attivatori di un futuro sviluppo locale di quei territori. Dovrebbe essere questa la funzione, come è stato per l’Aquila dove siamo stati chiamati nei tavoli di ricostruzione materiale e sociale”.

 

Fonte: Redattore Sociale

 

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