Spreco del Cibo, la tecnologia ci salvera’

spreco-di-cibo3 miliardi di salmoni, 3,7 trilioni di mele, 75 milioni di mucche e per noi italiani un conto (salato) di 8,7 miliardi di euro. No, non stiamo dando i numeri. Queste sono le proporzioni del cibo mondiale che o non raggiunge il piatto o dal piatto finisce nella pattumiera e infine quanto questa tendenza globale pesi sui portafogli di noi italiani.

 

A raccogliere le cifre e a raccontare questa triste storia è nòva24, l’inserto del Sole 24 Ore dedicato all’innovazione che con un bell’articolo a firma Alessia Maccaferri ci accompagna a spasso nel cuore del problema portando però a galla anche qualche opzione per invertire la rotta di uno spreco che l’Unione Europea vuole abbattere del 50% almeno entro il 2025.

 

Se l’imputato principale è l’essere umano, le sue pratiche poco virtuose, la sua poca lungimiranza, è dall’essere umano, dalla sua creatività, che pare arrivare allora la soluzione. Negli ultimi anni sono infatti fiorite decine di applicazioni per i dispositivi mobile che permettono di salvare il cibo dalla pattumiera creando circoli di redistribuzione virtuosa.

 

Tra le applicazioni presentate nell’approfondito articolo troviamo ad esempio Bring the Food di Banco Alimentare Onlus e Breading App, entrambe in grado di mettere in diretto collegamento i negozianti e le aziende con cibo invenduto e le associazioni che ne hanno bisogno. Ma la virtù alimentare in punta di smartphone e tablet è anche cosa privata ed ecco allora in Germania (ma la creatività è 100% siciliana) iFoodShare che ci permette di condividere i nostri “avanzi” con altri utenti o la bolognese S-cambia cibo, piattaforma di consumo collaborativo in pieno spirito “lo mangi quello?”.

 

L’articolo lancia inoltre una domanda cruciale: possono queste esperienze aiutare a cambiare i cattivi comportamenti quotidiani?Ritengo che le tecnologie servano a poco se non si intraprendono massicce iniziative di educazione alimentare soprattutto nelle scuole”. A rispondere è Andrea Segrè, fondatore di Last Minute Market, società spin-off dell’Università di Bologna che nasce nel 1998 come attività di ricerca e dal 2003 diventa realtà imprenditoriale ed opera su tutto il territorio nazionale sviluppando progetti locali volti al recupero dei beni invenduti (o non commercializzabili) a favore di enti caritativi.

 

Di questo parere è anche il campione di intervistati partecipanti al sondaggio promosso da nòva24 ed elaborato da Osservatorio Waste Wacther di Last Minute Market / Swg: alla domanda su cosa si debba puntare per ridurre gli sprechi alimentari, infatti, la risposta più selezionata è “sull’educazione nelle scuole” (43%) contro il solo 14% di chi vorrebbe puntare soprattutto sulle tecnologie avanzate.

 

A proposito della tecnologia, Pablo Picasso affermò una volta che i computer sono inutili perché sanno dare solo risposte. La sfida  per combattere lo spreco di cibo deve allora passare sì dai nostri dispositivi mobile ma arrivare ad interrogare la quotidianità del nostro consumare. Una sfida che parafrasando il noto pittore vede la tecnologia fornirci qualche risposta, ma la domanda, sempre più necessaria e sempre meno procastinabile, dobbiamo porcela noi.
 
 

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