Quando la hit la cantano i ragazzi delI’Istituto Tumori di Milano

Quanti di voi hanno ricevuto via facebook, twitter o WhatsApp la richiesta di guardare e condividere la canzone “Palle di Natale“?

Se lo avete fatto, fate parte delle oltre tre milioni e 700mila visualizzazioni del video su Youtube.

 

Questa volta sono i giovani pazienti dellIstituto Nazionale dei Tumori di Milano i protagonisti e gli interpreti del video “Palle di Natale (Smile! It’s Christmas Day)” (tradotto dall’inglese: “Sorridi. E’ Natale”) realizzata per raccontare le festività attraverso gli occhi di chi sta affrontando una malattia vissuta come “un’occasione per rinascere” e con “tanta voglie di sorridere”.

 

Nel video si esibiscono 29 ragazzi tra i 15 e i 25 anni: 18 in cura e 11 fuori trattamento e descrive un Natale diverso, trascorso in una corsia di ospedale, tra pacchi, alberi addobbati, tubi e flebo, con l’angoscia di una diagnosi di tumore e con la forza di chi vuole solo un festa normale che porta anche allegria e voglia di stare insieme.

 

 
 
I ragazzi raccontano che «il loro universo è in una stanza» e Samuele, protagonista dell’unico passaggio rap della canzone, spiega che «tutte le immagini vertono attorno al concetto di normalità, che ci è stata sottratta dalla malattia. Il regalo più bello che possiamo ricevere è quello di vivere il Natale assieme». Non a caso i protagonisti si muovono tra pacchi, alberi di Natale addobbati, flebo da fare, amici e familiari. Un quadro che riporta in mente la tradizione, pur avendo di fronte un gruppo di ragazzi eccezionali, nel vero senso della parola. Rappresentanti, cioè, di quel campione di 750-800 giovani pazienti che ogni anno vengono colpiti dal tumore. Nutre un autentico sentimento di ammirazione per loro Maura Massimino, che della pediatria oncologica dell’Istituto dei Tumori è la condottiera: «È un privilegio vivere ogni giorno al loro fianco e sentirsi talvolta amati. Senza i ragazzi non riuscirei a fare questo lavoro». Sulla stessa lunghezza d’onda è Andrea Ferrari, che per Franco Angeli Editore ha appena scritto «Non c’è un perché – ammalarsi di tumore in adolescenza». «Quando è nato il Progetto Giovani, pensavamo di dover noi insegnare qualcosa ai ragazzi. Dopo cinque anni, posso dire che i ruoli si sono ribaltati. Sono stati loro a trasmetterci la capacità di guardare e ascoltare. I loro sguardi, le loro voci e i loro sorrisi fanno parte del grande archivio che porto sempre con me».
 
Al fianco di questi ragazzi ci sono la dottoressa Maura Massimino, primario della divisione, il dottor Andrea Ferrari, coordinatore del “Progetto Giovani”, il ricercatore Stefano Signoroni, che studia i tumori ereditari dell’apparato digerente, ma è anche musicista e cantante e ha dato le indicazioni ai ragazzi per arrangiare il pezzo. Con loro anche tutta la squadra del 7° piano della struttura ospedaliera e di ricerca scientifica.
 

 
Il “Progetto Giovani” dell’istituto della Pediatria Oncologica della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano nasce nel 2011, dedicato ai pazienti adolescenti malati di tumore, con l’obiettivo di creare un nuovo modello di organizzazione medica e di cultura specifica, con la sfida di occuparsi non solo della malattia, ma della vita dei ragazzi, facendo entrare in ospedale la loro normalità, la loro creatività, la loro forza, la loro bellezza.
Il Progetto Giovani vuole dare vita ad un movimento che affronti in modo ampio e determinato il fatto che i pazienti adolescenti hanno minori possibilità di accedere ai centri di eccellenza e, come risultato, hanno minori probabilità di guarire dei bambini, a parità di condizione clinica.
Il Progetto Giovani vuole migliorare e standardizzare particolari aspetti clinici come l’accesso ai protocolli di cura, il supporto psicosociale, le misure di conservazione della fertilità, la gestione dei pazienti dopo la conclusione della terapia. Ma vuole anche creare – in un reparto inizialmente nato per curare i bambini – spazi e progetti dedicati, per rendere il luogo di cura un posto un po’ “speciale” per gli adolescenti malati.
 

Agli adolescenti ammalati guarda con attenzione anche la Fondazione Umberto Veronesi con «Gold for Kids», che raccoglie fondi per sostenere la ricerca nel campo dell’oncologia pediatrica. Il Progetto Giovani, chiosa Massimino, «è un modello di integrazione multidisciplinare esportabile. Qui cambia il modo di approcciare al tumore nell’adolescente, con cui ci si relaziona e si comunica in maniera diversa rispetto a quanto accada con il paziente adulto». Ecco allora spiegate le parole di Anna, di una maturità che va oltre la sua età. «Oltre la guarigione, la nostra priorità è esportare questo modello di cura della mente, oltre che del corpo. Tutti i ragazzi che si ammalano di tumore dovrebbero avere l’opportunità di essere curati in questo modo: secondo le indicazioni della scienza, ma pure con grande umanità». Benvenuti nel reparto dove nemmeno il tumore può togliere il sorriso dal volto di un ragazzo, il giorno di Natale.

 

Non è la prima volta che i giovani pazienti curati all’Istituto Nazionale dei Tumori  si mettono alla prova con un brano musicale a scopo benefico. Il primo disco, realizzato con l’aiuto di Faso, il bassista di Elio e le Storie Tese, era stato “Nuvole d’Ossigeno” ed era stato accompagnato da una pubblicazione scientifica, sulle colonne del Journal of Clinical Oncology. Ma se in quel caso lo scopo era porre l’attenzione sull’esperienza del tumore vissuto in età adolescenziale, questo nuovo brano è stato registrato con un altro spirito: raccontare, appunto, il vissuto di un Natale diverso.

 

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