Nel nome della bidella

Da anni coltivo il desiderio di diventare una donatrice di sangue. Per pigrizia non mi sono però mai recata a fare l’esame di idoneità. Di punto in bianco ho deciso di tradurre in pratica i miei buoni propositi e mi sono sottoposta a visita e prelievo.

Chiuse le boccette con i campioni per gli esami, mi è stata quindi consegnata la chiave per recuperare alla macchinetta una veloce colazione e rimettermi in sesto dopo la mattinata a digiuno. Lì ho incontrato “Ido”. Poco più di trent’anni, un sacco di spiegazioni rassicuranti per un’aspirante donatrice alle prime armi. E una lezione sul valore della promozione del volontariato.

 

Sdoganati i quesiti più tecnici, la domanda più semplice, forse la più prevedibile soprattutto per chi, come me, per tanto tempo ha pensato di donare sangue, ma non lo ha mai fatto: “Perché sei diventato donatore?”.

 

Ed ecco che dal sorriso pronto prende forma il ricordo della bidella delle elementari, festeggiata a scuola con tanto di medaglia per i suoi 50 anni da donatrice Avis: “Mi era sembrata un’impresa immensa. La sua soddisfazione, la grande festa… l’immagine della mia bidella che aveva raggiunto questo traguardo così importante e ammirevole mi ha colpito molto – racconta – . Da quel momento ho iniziato a contare gli anni che mi mancavano per diventare maggiorenne e poter poi presentarmi in Avis. E da allora non ho mai smesso”.

 

Oggi sono per lo più volenterose maestre e insegnanti a promuovere questi progetti di conoscenza diretta e sperimentazione del valore e del piacere dell’impegno per l’altro nelle scuole primarie e nei nidi. La speranza è che se ne attivino sempre di più. Perché l’educazione a una cittadinanza solidale si può apprendere fin dalla tenera età, anche sui banchi di scuola. Parola di “Ido”.

 

Donatella, bidella in pensione e donatrice Avis

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