Monti, tra Stato e Mercato hai dimenticato la societa’ civile

Vi segnaliamo questo interessante articolo di Affaritaliani.it in cui viene intervistato Stefano Zamagni.

Ricordiamo che Zamagni sarà presente il 19 ottobre alla presentazione dell’Università del Volontariato..


 
Mario Monti ha dimenticato il sociale, la società civile, un settore fondamentale. E a questo ha preferito lo Stato e il Mercato. Il j’accuse al presidente del Consiglio arriva da Stefano Zamagni, economista ed ex presidente della soppressa Agenzia del Terzo settore.
 
Il docente dell’Università di Bologna, già collega di Monti alla Bocconi (erano vicini di corridoio nell’ateneo milanese) intervistato dal direttore di Affaritaliani.it Angelo Maria Perrino al ritrovo settimanale di Filosofia sui Navigli fa il punto sulla situazione sociale in Italia “rimproverando” al Professore di dimenticare l’importanza del civile tra pubblico e privato.

 

Da sempre attento all’economia della felicità Zamagni spiega come “negli ultimi 20-25 anni sono ripresi gli studi su questo tipo di economia, come tentativo di recuperare quelle dimensioni dello sviluppo umano integrale che negli ultimi due secoli sono state abbandonate. Ossia la dimensione socio relazionale e quella spirituale”.
 

 

“Lo sviluppo – racconta Zamagni – ha certamente bisogno di una componente materiale e quindi la produzione di beni e servizi, ma se lo riduciamo solo a questo arriviamo a forme di riduzione dell’umano. In questi ultimi 25 anni la maggior parte degli economisti sta cercando proprio di capire come rimediare a questa grave lacuna”.
 
Una novità assoluta, in tal senso, è l’introduzione in Italia dell’indice Bes: “L’Istat ha deciso di iniziare la contabilità nazionale sul Bes (Benessere equo e sostenibile). Accanto al Pil, dunque, ci saranno degli indicatori per capire come il sistema Italia procede verso un modello di sviluppo che guarda anche all’equità e alla sostenibilità ambientale e sociale”.

 
Poi il j’accuse: “Da parte del governo non c’è un’attenzione adeguata al Terzo Settore perché si ritiene che la sua funzione sia importante, ma venga dopo l’equilibrio dei conti e l’impulso dato al settore economico in senso stretto. Bisogna decidere se un ordine sociale può reggere solo sulla gamba del pubblico e su quella del privato o non occorra la gamba del civile. Mi piacerebbe che ci fossero provvedimenti in questa direzione”.

 

Dunque un messaggio a Mario Monti: “Dedicare attenzione anche a questi temi. Alla legge sul volontariato, che è la stessa da 21 anni e va riformata. Ma soprattutto adeguare le strutture finanziarie per garantire anche a questi soggetti di avere accesso alle risorse finanziarie senza le quali non possono operare nella giusta direzione. D’altra parte sono temi in cui non c’è distinzione tra centrodestra e centrosinistra”.
 
Infine Zamagni dà una serie di suggerimenti perché le cose possano andare meglio: “Il non rinnovo delle leggi è un problema che va risolto, così come la questione della deducibilità fiscale di piccolo taglio, sapendo che in Italia la maggior parte dei donatori sono di piccolo taglio. Per cui una franchigia di 250 euro è troppo elevata. E poi istituzionalizzare la legge sul 5 per mille. Come fa altrimenti il volontariato a sopravvivere?”.

 

 

Fonte: http://affaritaliani.libero.it/

One Comment

  • Saoncella Giovanni on Ago 27, 2013

    Egr. Prof. Zamagni,
    per caso ho ascoltato la sua intervista del 2012 al ritrovo di filosofia sui Navigli.
    Lei ha accennato alla ridistribuzione del PIL e mi farebbe piacere sapere cosa ne pensa sulla mia convinzione.

    Secondo me il sistema pensionistico, pur basandosi su principi economici, deve considerarsi si un aspetto sociale, ma soprattutto morale della società costituita.
    Purtroppo nel corso degli anni politici e sindacalisti sono stati capaci di trasformare tale sistema in uno strumento di “discriminazione sociale” svuotandolo di qualsiasi contenuto morale per cui ritengo che non debba essere semplicemente rivisto, ma ripensato basandolo su quattro punti che sommariamente espongo:
     quello che un individuo riesce a fare nel periodo lavorativo dipende si dalle sue capacità (a tal proposito, sarebbe opportuno rifarsi, ci si creda o meno, alla parabola dei talenti e ricordare che quello che abbiamo avuto in dote, non ci è stato dato per usarlo a nostro piacimento o per esclusivo personale interesse, ma per metterlo a disposizione della comunità tutta) ma soprattutto dal contesto sociale in cui vive e di cui usufruisce; contesto organizzato e costruito nel corso dei secoli da milioni di individui (se Leonardo fosse nato nel deserto del Kalahari non avrebbe certo dipinto la Gioconda, senza nulla togliere ai Boscimani, e Soros sarebbe morto di fame),
     durante il periodo lavorativo (produttivo) è giusto e doveroso riconoscere ad un individuo le sue capacità anche in termini pecuniari perché ciò costituisce sicuramente motivo di stimolo e di impegno,
     ogni singolo soggetto contribuisce al fondo pensionistico (non al suo fondo pensionistico ma al fondo pensionistico della società in cui vive e lavora) proporzionalmente a quanto guadagna,
     quando il soggetto, raggiunta l’età pensionabile, cessa l’attività lavorativa, non hanno più motivo di esistere considerazioni meritocratiche o riconoscimenti particolari (se non per memoria storica) per cui percepirà una pensione in tutto e per tutto uguale a quella percepita da qualunque altro soggetto sociale che abbia cessato l’attività lavorativa e qualunque sia stata la sua quota contributiva.

    Grato per l’attenzione porgo cordiali saluti.

    Giovanni Saoncella
    Via Torino 15 – 37019 Peschiera del Garda VR
    giovanni_saoncella@virgilio.it Tel 3388161664 – 0457553566

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