Lombardia regina del non profit

LombardiaNella regione si concentra un quinto del settore: sono 46 mila gli istituti, più 37% rispetto a dieci anni fa. Lo dice il censimento Istat presentato a Milano alla Camera di commercio. Lorenzini (Istat): “Il non profit compensa dove il settore pubblico è debole”.
 
MILANO – Un quinto del non profit in Italia è concentrato in Lombardia. La regione guida l’Italia non solo nell’impresa “a scopo di lucro”. In 10 anni, in Lombardia aumentano del 37,8 per cento rispetto a dieci anni fa: oggi sono 46.141. è la fotografia scattata dal Censimento Istat sugli enti non profit presentato oggi alla Camera di Commercio di Milano.
 
Se si guarda al non profit nel suo complesso, invece, l’area cultura, sport e ricreazione raggruppa 28 mila istituzioni, pari al 62,5 per cento del totale. Nelle cooperative sociali il 48 per cento del mercato, come per altro previsto dalla legge, è composto da chi si occupa di sviluppo economico e coesione sociale, seguite da assistenza sociale (15 per cento) e sanità (11 per cento). Ma in prospettiva il settore più dinamico è quello della filantropia, cresciuto del 300 per cento, e quello della cooperazione internazionale, con un più 113,4 per cento. “Un così forte aumento del non profit – aggiunge Franco Lorenzini, dirigente dell’area statistico economica dell’Istat- è legato al fatto che ci sono parti del settore pubblico che sono diventati non profit“. Un esempio su tutti, le Ipab, che da pubblici sono stati privatizzati. Dove c’è un pecca del pubblico, s’inserisce il non profit. “Di spazio ce n’è soprattutto per settori tradizionali come l’assistenza sociale e i servizi”, continua.
 
Le associazioni non riconosciute sono il 66 per cento e hanno il quasi monopolio tra le relazioni sindacali (rappresentano l’83,2 per cento dell’insieme), di cultura sport e ricreazione (dove sono il 73,5 per cento) e nella tutela dei diritti e attività politica (78,2 per cento). Le associazioni riconosciute sono invece un quinto e occupano soprattutto la sanità (dove pesano per il 31,8 per cento del totale), dell’ambiente (dove sono il 25,9 per cento) e della cooperazione internazionale (dove sono il 23,1 per cento). Ma ad esplodere sono le cooperative sociale, cresciute dell’88 per cento in 10 anni, e soprattutto le fondazioni, con un più 157 per cento (e rappresentano un terzo di tutte le fondazioni in Italia).
 
Il non profit lombardo è un settore importante anche per le risorse umane impiegate. Sono 800 mila i volontari, il 15 per cento del totale italiano. “Probabilmente il merito è di una realtà strutturata già da tempo”, commenta Sabrina Stoppiello, responsabile della parte sul non profit del Censimento. Il trend è positivo per tutta l’Italia: in 10 anni i volontari sono passati da 3,2 a 4,7 milioni. Cresce persino il volontariato nel settore pubblico, più 10 per cento, in netta controtendenza rispetto al valore nel resto del Paese, dove c’è un meno 56 per cento. Una notizia buona o cattiva? “Si tratta soprattutto di volontari nel settore della cultura, dove ormai chi lavora lo fa sempre più per passione che per guadagno”, aggiunge Stoppiello. Con il volontariato aumenta sì la partecipazione, ma la crescita evidenzia la fortissima carenza di lavoro. Anche per l’aspetto risorse umane, però, la Lombardia pare un’isola felice: crescono i dipendenti del 60 per cento, un punteggio percentuale maggiore rispetto ai volontari, che segnano un più 57 per cento. Nel non profit l’aumento più consistente in Lombardia come nel resto del Paese resta però quello dei lavoratori esterni, cresciti del 150 per cento. (lb)

 

Fonte: Redattore Sociale
 
 

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