In Francia la solidarieta’ entra nel curriculum

Curriculum non profitNel 2007 è stato creato il Passeport Bénévole, uno strumento per valorizzare l’impegno e le attività del volontariato. A trarne beneficio sono i giovani e i disoccupati.


 

Convinta che ogni percorso professionale possa arricchirsi di qualsiasi esperienza, l’associazione France Bénévolat ha creato nel 2007 il Passeport Bénévole, il passaporto per il volontariato, pensato come uno strumento di valorizzazione delle esperienze di solidarietà. Con il sostegno dalle istituzioni, il passaporto è il riconoscimento del volontariato in Francia. Anche se, secondo le ultime stime, i volontari sono quattordici milioni, ovvero quasi un francese su quattro, il Paese continua a percepire il volontariato come un nobile passatempo. Ma non solo: persino i volontari non hanno la percezione del valore dell’attività che svolgono, tanto che gli sfugge anche il valore, in termini di acquisizione di competenze, che l’azione volontaria “regala” loro.

 

Inoltre, tanto in Francia quanto nel resto d’Europa, Italia compresa, si constata che le associazioni hanno la difficoltà di gestire i volontari, in quanto le organizzazioni, essendo basate esse stesse sul volontariato, non hanno nessuna, o poche, competenze nel campo delle risorse umane per governare il capitale umano su cui possono contare. Ciò, purtroppo, influisce negativamente sulla leva motivazionale dei volontari, un handicap che spesso li porta ad abbandonare il loro impegno gratuito e altruistico.

 
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Volendo ripercorrere una breve storia del Passeport Bénévole, occorre partire dal 2003, anno in cui nasce l’associazione France Bénévolat (http://www.francebenevolat.org/), frutto della fusione di due organizzazioni: il Centre National du Volontariat (Centro Nazionale del Volontariato) e Planète Solidarité (Pianeta Solidarietà). France Bénévolat assume il ruolo di promuovere il volontariato nella società civile, di mettere in relazione gli aspiranti volontari con le organizzazioni; di sviluppare la gestione delle risorse umane nel pianeta del non profit.
 
Anche l’avallo delle istituzioni è stato cruciale per la nascita del Passeport Bénévole. Da una parte il sostegno della Direction de la Vie Associative (Direzione della Vita Associativa), organo dipendente dal ministero del Educazione Nazionale, la cui missione è di elaborare, coordinare e valutare le politiche in favore della gioventù e della vita associativa; dall’altra France Bénévolat ha beneficiato dell’appoggio della Caisse des Dépôts et Consignations (CDC), un investitore pubblico, sotto il controllo diretto del Parlamento francese, che dal 1816 è il maggiore protagonista economico nei campi del finanziamento delle pensioni, del housing sociale, dello sviluppo delle aziende e dell’occupazione. E, nel ambito delle sue azioni di sostegno e di rafforzamento della coesione sociale, la CDC si è impegnata in prima fila con France Bénévolat sull’opportunità che il Passeport Bénévole rappresenti una chance per coloro che sono senza un lavoro.

 

Quest’ultimo è un elemento fondamentale, perché il Passeport Bénévole non soltanto certifica l’esperienza del volontariato, ma soprattutto conferisce un valore professionale all’impegno nella solidarietà ed entra come capitolo qualificante nel curriculum personale. Pertanto è uno strumento molto utile e proficuo per giovani, disoccupati e per chi aspira a un avanzamento di carriera. Dalla sua nascita il Passeport Bénévole è ormai diventato uno strumento consolidato nel profilo professionale di ciascun cittadino francese. Questo perché il volontariato permette di acquisire nuove conoscenze e competenze. Senza dimenticare che l’impegno nella solidarietà consente di rafforzare e cementare le relazioni sociali.

 
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Ma il Passeport Bénévole è stato anche accettato dal Ministero dell’Educazione Nazionale, come garanzia che attesta la Validation des acquis de l’expérience (VAE). Di che cosa si tratta? La VAE è stata sviluppata dal Pôle Emploi (Agenzia nazionale del lavoro) e dall’AFPA (Association Nationale pour la Formation Professionnelle des Adultes), ossia l’Associazione nazionale per la formazione degli adulti. La VAE in Francia offre la possibilità di convertire la propria esperienza professionale in un diploma, o in una qualifica professionale, dopo che un’apposita commissione ha valutato positivamente il dossier presentato. Oltralpe per mezzo della VAE si è registrato un aumento significativo, nell’ordine del cinquanta percento nell’arco di tre anni, dei diplomi e dei titoli ottenuti nel quadro di un processo individuale di validazione delle acquisizioni dell’esperienza.

 

Nel 2003 in Francia, grazie a questo dispositivo, diecimila persone hanno potuto far riconoscere le competenze acquisite nel corso del proprio percorso professionale, ottenendo un titolo rilasciato dal ministero dell’Istruzione, o riconosciuto sul piano professionale. Di conseguenza la VAE offre la possibilità ai cittadini di evolversi nel proprio lavoro ma anche di cambiare carriera. In questo quadro il Passeport Bénévole è un aiuto concreto per chi vuole candidarsi alla VAE, in quanto contiene schede e tabelle riassuntive che sintetizzano le missioni di volontariato portate a termine. In sostanza, una prima scheda presenta il profilo del volontario, le schede successive invece descrivono e certificano le attività di volontariato: il loro obiettivo, il contesto, l’autonomia sviluppata, le responsabilità prese e gli strumenti usati.

 

C’è da sottolineare che comunque il Passeport Bénévole ha valore anche al di fuori della VAE. Tanto che, come spiega Anne Poitrenuad, uno delle responsabili di France Bénévolant, «è utile per le persone che vogliono semplicemente far valere le loro attività di volontariato».

 

Al passaporto del volontariato made in Francia si sono già interessati dipartimenti e comuni, associazioni grandi, medie e piccole. L’iniziativa ha inoltre riscosso un grosso successo anche sui mass media. «Ci sono le organizzazioni, soprattutto quelle che operano in settori sociali – osserva ancora Poitrenaud -, che richiedono il Passeport Bénévole. Un buon esempio arriva dal Secours Catholique, che è una delle realtà più importanti della Francia, è stata fra i primi enti a richiedere il passaporto per i valorizzare il percorso e l’esperienza dei propri volontari, in quanto si tratta di persone che hanno bisogno di un aiuto per un inserimento sociale.

 

Così come particolarmente interessate al passaporto sono le organizzazioni che impegnano i giovani nel volontariato, perché le nuove generazioni sono un target a cui il Passeport Bénévole può essere molto utile e prezioso per un futuro lavorativo e professionale in un periodo di grave crisi economica».

 

E in Italia? Scoprilo!

 

(tratto da Vdossier – articolo di Sandrine Greffet)

 
 

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