Erica e CELIM, un’esperienza appagante

Erica, 27 anni, laureata in Lingue e letterature straniere, è approdata a CeLIM – spiega – “dopo alcune esperienze saltuarie e informali di volontariato: per esempio la vendita delle stelle di Natale e delle uova di Pasqua per l’AIL”.

E qui si è impegnata per la prima volta con continuità come volontaria durante tre mesi intensi e costruttivi di collaborazione. Giornate ricche di scoperte e di soddisfazioni, come raccontano le sue righe a seguire.

La “lezione” più grande appresa in questo periodo?
“Che si riceve spesso più di quanto si dà, e che in ognuno di noi ci sono lati positivi nascosti pronti a emergere per stupire tutti”.

Non saprei dire se sia stata io a scegliere il CeLIM, o se il CeLIM abbia in qualche modo scelto me, visto che era l’unico ente a richiedere una persona che volesse sbrigare un po’ di lavoro d’ufficio. Diversamente da tanti, le scartoffie non mi pesano, anzi, quindi sono stata ben contenta di segnalare la mia disponibilità, sperando di non dover sfoderare le mie (scarse) abilità da “Art Attack” che erano altresì richieste per un eventuale coinvolgimento nelle loro attività con bambini e ragazzi.


L’incontro con la responsabile del settore EAS il giorno prima del colloquio a CeliMondo, non mi ha poi lasciato dubbi né in merito alle doti umane di quelle che sarebbero diventate le mie “colleghe”, né sul bisogno che avevano del sano entusiasmo di qualcuno che facesse un po’ da “jolly” rispondendo alle loro varie esigenze. Il giorno successivo, visitando gli ampi e coloratissimi spazi della sede, mi dicevo che non mi sarebbero bastati tre mesi per orientarmi in quella mole di materiali, libri, faldoni, giochi… Mi sbagliavo. Dopo poche settimane sapevo, a volte anche meglio di qualche collega, dove si trovasse questo o quell’oggetto, grazie al fatto che mi è stato permesso di ficcare il naso in tutti gli armadi, di mettere mano su ogni scaffale.


Avevamo concordato che rimanessi quattro ore al giorno, di mattina. Le volte in cui ho rispettato alla lettera i patti credo si possano contare sulle dita di una mano. Da subito non sono riuscita a sottrarmi all’ambiente accogliente e ad esentarmi dal restare a pranzo insieme alle altre, e poi il primo pomeriggio, e anche oltre… mi hanno illustrato vision e mission del settore donandomi un libretto redatto appositamente per la formazione di volontari come me. Mi è stato consegnato sin dai primi giorni un mazzo di chiavi. Mi è capitato più volte di fare l’apertura o la chiusura. Questo significa fiducia, fiducia incondizionata. Dovevo ricambiare da subito questa splendida accoglienza.


Ho cominciato mettendo ordine tra i documenti dell’associazione Amici Celim. Poi ascoltando i discorsi delle ragazze, sia giorno per giorno che durante le riunioni interne, alle quali mi pregavano di partecipare, ho capito che avevano questa necessità di emergere come settore Eas, di farsi vedere all’esterno, di sentire riconosciuta la loro opera silenziosa che continua ormai da anni. Allora ho registrato un po’ di account su Internet, e ho regalato prima a loro, poi a me stessa, un po’ di spazi “virtuali” in cui ho raccontato la mia permanenza lì, cosa vedevo, cosa facevo, cosa sentivo; e, di riflesso, ho raccontato di loro. 

Non so se da quello che ho scritto finora si capisce come sia stata contenta di mettere le mie conoscenze e competenze professionali a disposizione di queste persone, quanto vorrei continuare a farlo, e quanto abbia imparato. Se si intuisce quanto mi abbia appagato il sorriso radioso di Mariangela ogni volta che ho sbrigato una commissione o risolto un guaio informatico; quello grato di Franca mentre documentavo gli incontri sul turismo responsabile; quello paziente di Silvia mentre lavoravamo per definire e rifinire un progetto; quello sbarazzino di Federica mentre davo una mano nella gestione dei convegni; quello sornione di Stefania quando ho messo online le (belle) foto che le avevano fatto al laboratorio di scrittura creativa per bimbi. Ricordi che porto via con me insieme ad una mole impressionante di materiali, libri e riviste che hanno voluto regalarmi. 


Tutto il mio tempo è stato assorbito da questa esperienza: ho rinunciato volentieri allo shopping, alle fiere, alle visite turistiche. La soddisfazione (che so essere reciproca) eclissa tutto, anche qualche carenza organizzativa generale che ho riscontrato nel progetto e qualche fisiologico momento di tensione nella casa in cui ho convissuto con altri volontari (dove il quotidiano è stato tendenzialmente piacevole, con graditi momenti conviviali in questi
giorni di festa). 


Non c’è stato un giorno in cui me ne sia andata dal CeLIM senza sentirmi dire “A domani, e grazie di tutto”. Non posso andarmene senza dire a mia volta “A presto, e grazie di tutto”.

Potete ripercorrere questa intensa esperienza sul blog curato da Erica per CeliMondo (20 articoli, circa 45 argomenti trattati, 220 visite in poco più di due mesi), su Twitter (con oltre 35 aggiornamenti), su FlickR (dove ha inserito più di 150 foto) e su YouTube (con 15 video).

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