Il dono crea una relazione, più significativa se condivisa

Degli oltre 20 milioni di italiani che si connettono quotidianamente ad internet, di cui 18 milioni attraverso un “device mobile“, l’87% è un donatore, ossia una persona che almeno una volta all’anno ha sostenuto un progetto a finalità sociale. Questo dato ci restituisce l’evidenza dell’importanza per le organizzazioni non profit di abilitare, presidiare e coprodurre coni propri contatti, quello spazio “non fisico” da cui in futuro arriveranno gran parte delle donazioni. Il web diventa “Iocus” entro cui far transitare non solo la comunicazione e la rendicontazione di ciò che si fa, ma anche l’esperienza del dono e la richiesta della donazione. Due concetti diversi che spesso si tende a confondere. Il dono è una relazione, mentre la donazione è un oggetto. La donazione diventa generativa quando è dentro una prospettiva di dono (relazionale), diversamente è una delle tanti azioni strumentali che nel tempo rischiano di bruciare capitale sociale piuttosto che alimentarlo.

 

La consapevolezza di questa distinzione è centrale in un epoca in cui le piattaforme tecnologiche che si ispirano a paradigmi “peer to peer“, sono in grado di costruire con una precisione incredibile, interazioni strumentali orientate a ottenere donazioni, senza curarsi del dono ossia della relazione. La crescente “spinta fittizia” ali ‘interazione sociale, è oggi all’origine di due diversi effetti: da un lato l’erosione della vita relazionale delle persone, nonché il modo in cui esse costruiscono la propria identità e dall’altro come reazione, la crescente ricerca di momenti vita e luoghi in cui poter sottrarsi a logiche che hanno come principio la logica strumentale. In questo senso la partecipazione che vediamo transitare nelle piattaforme tecnologiche, nelle campagne di crowdfunding e nei community hub che popolano le nostre città, nasce innanzitutto da una domanda di partecipazione autentica. La partecipazione evolve così fino a diventare una forma evoluta di dono: un dono inteso come relazione, che viene ricercato come isola di significato, ovvero qualcosa che ha valore non perché rimanda a qualcos’altro, bensì perché ha valore in sé.

Dentro questa prospettiva le opzioni offerte dalla tecnologia, diventata community, sono in grado di giocare delle trasformazioni radicali. Alcuni di questi cambiamenti sono visibili nelle imprese che demonetizzano gli scambi come Time Republik, piattaforma di Social Time banking dove il tempo è la moneta di scambio, nelle monete complementari come Sardex, oppure attraverso startup come Leila il “negozio della condivisione” nato da poche settimane a Bologna, dopo essere stato sperimentato a Berlino. Leila è una piattaforma di sharing che con una tessera annuale che va da 25 ai 50 euro, offre alla persone di condividere oggetti gli appartengono e che continuano a usare, proprio per rendere continuo e sistematico uno scambio in cui l’oggetto conferirà all’utilizzatore, non solo un valore d’uso, ma anche un valore di legame, un dono. I beni, come le relazioni, diventano significative quando si condividono.

 

Altri esempi emblematici di come la tecnologia possa veicolare esperienze donative di nuova generazione, vengono dalle oltre 400 social street, che attraverso gruppi chiusi di Facebook, sono in grado di attivare vere e proprie piattaforme di sharing welfare capaci di ri-socializzare e ri-generare luoghi fisici, oppure dalle iniziative di crowdfunding promosse da comuni come Milano e Bologna capaci di catalizzare le risorse economiche di quel civismo che, attraverso percorsi autentici di coinvolgimento e inclusione, è disposto a sostenere progetti legati al bene comune della propria città, come il restauro di monumenti o il finanziamento d’iniziative d’impatto sociale.

Dentro questa prospettiva lo strumento del crowdfunding, oltre a dimostrarsi e un efficace strumento di fundraising (da una rilevazione di Starteed a maggio 2016 il totale dei fondi raccolti dalle piattaforme italiane di crowdfunding è pari a 65.389.176 di euro), diventa un meccanismo di “coordinamento relazione” oggi preziosissimo nei nuovi percorsi di community building e di coesione sociale. In conclusione, se assumiamo una visione armonica fra dono e donazione, possiamo allora intravedere un ponte fra il recente Festival della sharing economy che si è svolto a Ferrara e la giornata del Dono che il nostro paese festeggerà il 4 Ottobre, festa di San Francesco d’Assisi. Una linea rossa che condivide una comune idea, quella del dono inteso come coinvolgimento reale e non strumentale per costruire ben-essere e felicità pubblica.

 

Fonte: Paolo Venturi (Nova 24 – Sole 24 ore)

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